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venerdì 20 maggio 2016

Settimana- inaspettata-sorpresona parte 1

Martedì 17 maggio 2016 constatato che non era la giornata ideale per poter effettuare la visita periodica alle famiglie del mio apiario mi sono recato sul posto per un passaggio rapido sui cassettini.
Avvicinandomi alla prima delle due fila che compongono l'apiario noto ai piedi di un'arnia un piccolo agglomerato di api risultato di una sciamatura. 

sciame a terra
La cosa mi sorprende molto considerando che i nuclei ospitati in quella fila sono frutto di recupero oppure di sciamatura artificiale. 
Mi organizzo per il recupero del piccolo sciame e opto per una rapida visita delle famiglie per determinare da quale sia sciamato il gruppo di api che giacciono a terra. Date le esigue dimensioni del nucleo scelgo di ospitarle in un Cubotto da fecondazione, così lo posiziono accanto alle api e predispongo una passerella utilizzando un foglio cereo da melario. Il recupero ha inizio con alcune api che salgono verso l'ingresso del Cubotto in processione. Lascio fare spontaneamente confidando nella urgenza delle api nel trovare una dimora minacciate dal cattivo tempo che profetizza pioggia. Per evitare che le api si bagnino nel caso sopraggiunga la pioggia predispongo una copertura di fortuna. Le api sembrano gradire e iniziano ad entrare con più lena.
tutte in fila
Parto con le ispezioni dalle famiglie e nuclei posizionati nella zona in cui ho rinvenuto la sciamatura. Inizio dal nucleo della Regina Rosaria ospitato in un Cubotto. Il nucleo è molto attivo ed ha costruito completamente i mini telai. Purtroppo la costruzione disordinata non permette di estrarre i favi per ispezionarli accuratamente, di conseguenza non posso annotare se la Regina Rosaria è stata fecondata oppure no e se ha iniziato a deporre. Sovrappongo un sopralzo al Cubotto con telaini da costruire e proseguo con l'altra famiglia. Ispeziono la famiglia della Regina Nespola ospitata in un pigliasciami di polistirolo. La famiglia è molto attiva e continua con le costruzioni di favi partendo anche da telaini vuoti. La regina ha iniziato a covare anche se non ho avuto il piacere di avvistarla. Dopo aver cercato di dare forma e ordine alle costruzioni di questo nucleo ho richiuso e sono passato avanti. All'apertura dell'arnia della famiglia Regina Antonietta scopro con sorpresa che lo sciame proviene da qui. Meno api della volta precedente, un telaino di covata opercolata e numerose celle reali. Elimini le celle reali più misere e ripongo il tutto. Strano che uno sciame primario recuperato da qualche settimana sia nuovamente sciamato. Ripongo il tutto e vado avanti. 

Visito a questo punto la famiglia della Regina ArciBiBella e la trovo in gran forma e in espansione. Covata e scorte abbondanti. Anche qui la visita è molto rapida e quindi proseguo con l'altra fila di arnie.
A tutte queste famiglie ho somministrato lo sciroppo secondo il protocollo Pagliara.
Considerato che il tempo regge ancora anche se coperto a tratti e non c'è vento, proseguo la visita anche con l'altra fila di arnie. 
cella reale isterica
 Apro la famiglia in cui è contenuta la discendenza della Regina Noce e mi viene confermata l'orfanità di questa famiglia. Ci sono molti fuchi e assenza di qualsiasi tipo di covata fatta eccezione di qualche cella da fico ai bordi di due telaini. Al centro di un telaio vi è una cella reale opercolata che considero isterica data l'assenza della regina da molto tempo e non prendendo in considerazione l'ipotesi del furto di uova da parte dei fuchi in altri alveari. Occorre prendere una decisione e intervenire per ripristinare la famiglia prima che collassi recuperando così api e scorte. Passo avanti e visito la famiglia della Regina Saba proveniente da uno sciame terziario recuperato in paese nei pressi dell'istituto scolastico elementare. Il nucleo è esiguo e in collasso. Ci sono meno api di quante ne ho recuperate e alcune giacciono morte sul fondo del pigliasciami.

Richiudo e proseguo con la visita. A questo punto è il turno della famiglia della Regina Barbara sistemata su due telaini. Ancora nessuna costruzione nuova e osservando accuratamente i telaini scopro che la regina è ancora vergine. Spero solo ci siano ancora i termini per potere effettuare il volo nuziale e dare inizio alla covata considerando che il recupero è stato fatto il 5 maggio. la metereologia non ha certamente aiutato ma speriamo non sia fuori tempo massimo. In fondo alla visita ho lasciato volutamente il pezzo da novanta, la famiglia della Regina Beauty. Disposta come sempre su nove telaini finalmente si può registrare covata abbondante e sempre più scorte. Ripristino il ciclo del TIT3 tagliando uno dei settori laterali in cui era presente covata da fuco opercolata. Avvisto la Regina Beauty e risistemato l'escludi regina ispeziono il melario. Purtroppo il miele contenuto nei telaini è rimasto invariato senza nessun aumento.Chiusa anche questa famiglia inserisco il favetto tagliato dal settore del TIT3 all'interno dello sciame della Regina Saba per dare loro covata e qualche scorta e quindi provvedere ad una cella reale qual'ora la regina non torni e avere qualcosa da mangiare considerato che le previsioni non sono rosee.
Anche in questa fila ho somministrato lo Sciroppo Pagliara

Buon Volo

...continua

giovedì 7 aprile 2016

Orfane....

Famiglia EX-Arcibella orfana da 6 gg
Martedì 5 aprile come di consueto ho effettuato la visita settimanale alle famiglie del mio apiario. La EX-famiglia della Regina Arcibella orfana ormai da 6 gg si presenta pigra se consideriamo la presenza di api "appese" sul pretellino di volo ma attivissima per quando riguarda la raccolta del miele. Infatti finalmente hanno iniziato a immagazzinare il miele nei favi del melario. Sicuramente l'orfanizzazione forzata ha interrotto la febbre sciamatoria per cui la raccolta ha ripreso ad essere abbondante.
Ho ritagliato il favo del TIT3 con età pari a 21 giorni come da protocollo. Ho registrato la costruzione di diversi cupolini per l'allevamento della nuova regina ma nessuna cella è stata ancora opercolata. Il maggior numero di celle è presente sul favo del TIT3 con 6 giorni di età.
Attualmente la famiglia si trova su 7 telaini avendo asportato due telaini di api per formare il nuovo nucleo da cui ripartirà le Regina Arcibella per costruirsi la sua nuova famiglia.

Nella Famiglia della Regina Noce tutto procede come sempre e nessuna costruzione è stata effettuata nei settori del TIT3. Per questo motivo ho escluso il Telaino Campero isolandolo dopo il diaframma.
Sono presenti diverse celle reali 3 delle quali opercolate ed in posizione di sostituzione. Anche qui lo stato febbrile non incentiva la raccolta e tanto meno la costruzione di cera nuova. Tolto il Campero la famiglai adesso staziona su 5 telaini colmi colmi d'api ma con scarsa covata.

Il nucleo della Regina Arcibella è attivo, non utilizza lo sciroppo nel nutritore e si è sistemato il nido stringendosi su 5 telaini e avvicinando le scorte di miele presenti sui favi più esterni.
inizia timidamente il lavoro di importazione che diventa con il passare del tempo sempre più abbondante.

Sono tornato il giorno dopo, 6 aprile 2016, in apiario ed ho raccolto il minuscolo nucleo della Regina Noce che finalmente ha abbandonato la famiglia. Ho ospitato in un Cubotto da Fecondazione la piccolissima famigliola portandola sul balcone di casa per poterla osservare e monitorarne l'evoluzione. Speriamo che la Regina riprenda a covare e con la sua piccola corte magari dare vita ad un nuovo nucleo. Il numero della pi è davvero esiguo e se non fosse stata intercettata sarebbe andata incontro a morte certa. Nutrirò la famiglia per permetterle di crescere rapidamente e poter essere spostata in un alloggiò più capiente.

I due alveari selvatici di cui avevo perso le speranza di vederli attivi sono tornati al volo con un grande ritardo rispetto a quelli dell'apiario. Sicuramente le pareti spesse della costruzione in cui si sono insediate non permetteva al calore del timido sole di raggiungerle e quindi il periodo di invernamento è proseguito fino ai primi giorni di aprile. Compiono il loro 5 anno di vita da quando li ho osservati per la prima volta. Speriamo di poter catturare uno sciame perchè la loro resistenza è un buon aspetto da coltivare.

Buon Volo

lunedì 21 marzo 2016

le api hanno un'inclinazione?!...mi inclino anche io!!!

Cubotti da fecondazione
Spesso nei libri o sui blog, riguardanti l'apicoltura, ho letto che il modo migliore per allevare le api è imparare a conoscere le inclinazioni e le abitudini delle nostre api per meglio condurle piuttosto che forzare l'alveare a comportarsi come vogliamo noi.

Ho iniziato a visitare le mie due famiglie dalla metà di febbraio 2016 dopo la ripresa dall'invernamento e la costante che ho trovato all'interno dell'arnia della Regina Arcibella è quella di una grande predisposizione alla costruzione e la ricerca continua da parte della regina di spazio per la covata.

Il ritaglio dell'ultima visita del favo dal TIT3 dopo tre settimane che era stato costruito mi ha spinto ad elaborare una teoria che poi mi ha portato a sperimentare una nuova modalità ( nuova sicuramente per me ) di allevare regine e dare inizio a nuovi nuclei.
Nell'ultimo ritaglio ho trovato un'alta presenza di covata femminile e di uova là dove le api erano già sfarfallate, segnale di un'alta necessità della regina di covare e di covare covata da operaia.
La teoria che ho elaborato è la seguente:
  • Inserisco, avvalendomi di un adattatore tra le misure dei telaini del cubotto da fecondazione e quelli dell'arnia classica, due telaini vuoti tra quelli di covata dell'arnia;
  • Attendo 5/6 giorni affinché i favi siano stati costruiti ( impiegano circa un giorno a costrutire un favo delle dimensioni dei telaini del cubotto );
  • dopo la costruzione delle cellette la regina avrà covato sia da operaia che da fuco e prelevandoli dopo 5/6 giorni avrò grande probabilità di avere uova e larvette di massimo un giorno ( ideali per avere regine ) e nessuna varroa essendo ancora lontani dal momento in cui le cellette saranno opercolate e quindi momento in cui la varroa si introduce nella cellette.
  • Prelevati i telaini, con le api che li ricoprono, li inserisco in un cubotto da fecondazione in cui saranno orfani e quindi inizieranno ad allevare la loro nuova regina costruendo una cella reale
  • Predispongo il nutrimento del piccolo nucleo che sicuramente non sarà autosufficiente per l'importazione di polline e nettare;
  • Allevata e fecondata la regina inizierà a covare completando i 4 mini telaini a corredo del cubotto;
  • una volta che il nucleo inizia a stare stretto nel cubotto lo trasferirò in un pigliasciami per completare la formazione del nucleo;
Ho iniziato a sperimentare la dimostrazione di questa teoria domenica 20 marzo 2016 giorno in cui ho introdotto i due telaini da costruire e covare.
Nel giro di un mese dovrei avere un cubotto abitato e pronto a crescere partendo da una situazione di varroa vicina allo zero.

a presto con gli aggiornamenti

Buon Volo

venerdì 18 marzo 2016

Irrimediabilmente...imprevedibili


Inserendomi tra un nubifragio e l'altro finalmente questa mattina alle 13:20 approfittando della comparsa del sole e relativo innalzamento della temperatura ho effettuato la visita alle mie famiglie per non spezzare il ritmo settimanale delle visite imposto dall'introduzione del TIT3 di Michele Campero.

Invertendo l'ordine con cui solitamente visito le mie due arnie ho iniziato a verificare la famiglia della Regina Noce.
Dalla pubblicazione di una foto scattata al termine dell'ultima visita era emerso un dilemma scaturito dal confronto nella zona commenti della foto, in cui si ventilava l'ipotesi dell'orfanità di questa famiglia. Preoccupato ho pensato fosse opportuno una visita accurata dei telaini, tesi aggravata dalla mancata costruzione del settore numero due del TIT3 aperto giovedì della settimana scorsa.

Situazione del TIT3
presente all'interno dell'arnia
della Regina Noce
Passando in rassegna i telaini uno per volta notavo la totale assenza di covata fresca rilevando presenza di miele nel melarietto, assenza di polline e cellette completamente vuote anche se presidiate per il 100% dalle api.
Registro la presenza di un cupolino in zona "sostituzione" ma comunque vuoto.
Arrivato ad estrarre il TIT3 noto il settore due vuoto con sole api che penzolavano attaccate alla parte superiore dello spazio libero e il settore costruito in precedenza cresciuto nelle dimensioni ma senza segni di covata di alcun tipo. La costruzione pare essere da fuco.
Telaini della Regina Noce dopo aver
gocciolato lo sciroppo.
Sconsolato e ormai prossimo a dichiarare orfana la famiglie scorgo la Regina Noce che si sposta velocemente alla base del telaino che avevo in mano in quel momento.
Tranquillizzato dalla presenza della regina, cerco di dare una spiegazione plausibile all'assenza di covata, trovandola solo nella scarsa importazione di polline dell'ultima settimana dovuta a sette giorni di pioggia continua con temperature tra i 5° e i 7° nelle ore notturne e non superiori ai 12° nelle ore centrali della giornata.
Risistemo i telaini nei rispettivi alloggi e procedo a somministrare l'ultima delle tre dosi di sciroppo arricchito con oli essenziali come prevede il Protocollo Pagliara 
La famiglia resta popolosa e presente su 6 telaini completamente presidiati compreso il TIT3

A questo punto mi sposto sull'arnia della Regina Arcibella spostando il melario e iniziando la visita. La famiglia è popolosa come sempre e per non smentire il loro modo di lavorare ritrovo il diaframma presidiato e con costruzioni di cera a celle da fuco.
Costruzioni a celle da fuco sul diaframma

Le condizioni metereologiche peggiorano iniziano a sentirsi i primi tuoni in lontananza e decido di limitarmi a togliere le costruzioni dal diaframma e di tagliare il settore numero due del TIT3 come da protocollo di Michele Campero.

Il settore liberato giovedì scorso risulta completamente costruito e covato, resta il dubbio se le cellette siano da fuco oppure da operaia.
Dubbio alimentato da quanto apprenderò successivamente durante la lettura del favo indicatore ritagliato.

TIT3 della famiglia Regina Arcibella.
Sistemo il TIT3 orizzontalmente adagiandolo sulla parte posteriore dei telaini per poter comodamente tagliare il settore centrale. Noto immediatamente la presenza di fuchi di dimensioni notevoli tanto da farmi programmare un'apertura di uno spazio in un favo per permettere a questa famiglia di allevarne per una buona inseminazione nel momento in cui deciderò di creare dei nuclei. 

Ispeziono accuratamente i settori uno alla volta che risultano molto resistenti tanto da non rendere necessario l'utilizzo dell'elastico per evitare che si spezzino oppure si crepino posando il TIT3 sull'arnia.

favetto indicatore
Tagliato il favo mi trovo la Regina Arcibella che si aggira proprio sul quella porzione di cellette quindi cerco delicatamente di farla cadere all'interno dell'arnia senza però riuscire nel mio intento. Adagio il favetto sui telaini certo che la regina approfitterà immediatamente di questa situazione per inabissarsi tra le sue figlie. In effetti dopo pochi istanti, ispezionando nuovamente il favetto, non ritrovo la Regina. Le api iniziano a ventilare indicando il rientro della regina.
favetto prossimo ad essere ritagliato
Scrollo le api dal favetto e dal diaframma ormai liberato dalle costruzioni e riposiziono l'escludi regina.
Riposiziono il melario al suo posto e ispezionandolo velocemente trovo una presenza di api più alta sui telaini indice di una prossima salita magari incentivata dalle condizioni meteo favorevoli che già domani avremo e dalla ormai esplosa fioritura dell'asfodelo. Fioritura in cui confido per il primo raccolto di questa annata.
Nelle foto si possono notare gli energici fuchi nati sicuramente da cellette allevate sui bordi dei fogli cerei.

Telaini delle Regina Arcibella subito
dopo aver gocciolato lo sciroppo.
Risistemato ogni telaino nel suo alloggio e inserito nuovamente il diaframma somministro anche per questa famiglia la dose di sciroppo arricchito con oli essenziali di Manuke e Melaleuca.

La famiglia staziona su 9 telaini compreso il TIT3 e insiste nel presidio del diaframma. I telaini sono ricoperti dal 100% di api.

Richiudo il tutto e mi sposto per analizzare il contenuto del favo ritagliato.






lato A
Lato B
Ora che risulta libero dalle api mi accorgo imemdiatamente che la covata è per la maggior parte da operaia e solo la parte inferiore a fuco. Le cellette vuote sono testimonianza dello sfarfallamento delle operaie che sono già state rimpiazziate con una nuova covata.
Varroa adulta matura su pupa di fuco
Ho disopercolato le cellette ancora chiuse facendo fuoriuscire le larve. Contando le varroe presenti sono arrivate a contarne 30 esemplari di femmina adulta. Vi era anche presenza di miele nella parte centrale.
Anche questa volta non tutte le pupe risultano parassitizzate e non si notano deformazioni o malformazioni nelle pupe estratte.

Riflettendo al rientro a casa ho pensato che avrei potuto innestare questo faveto in un cubotto da fecondazione per allevare una regina e iniziare la sperimentazione di questo strumento, approfittando della presenza di uova su diverse cellette del favo asportato. Mi riservo di effettuare questa operazioni durante la prossima visita.

Buon Volo





giovedì 25 febbraio 2016

Visita del 25 febbraio 2016



Regina Arcibella ( 2015 )

Prima visita dopo l'inserimento del TIT3 venerdì scorso ( ho anticipato la visita ad oggi dato che domani le previsioni non suone buone ).

Il primo settore è stato completamente costruito, come si ben notare nella foto, ed ho quindi provveduto ad aprire il settore centrale.

La famiglia presenta covata ovunque fin sopra il diaframma da cui non ho potuto smontare la cera in quanto presentava covata già a larva e miele di colore scuro stipato nelle cellette superiori.

Considerato il bisogno di sfogo della famiglia la fioritura dell'Asfodelo che dovrebbe esplodere a giorni, Ho installato il melario con alcuni fogli cerei costruiti ed altri da costruire in modo da dare spazio alle ceraiole di lavorare e contemporaneamente spazio per raccogliere il miele.

 

Regina Noce ( 2014 )

La famiglia continua a crescere e la regina cova ovunque c'è spazio così ho provveduto ad allargare la famiglia con un telaino costruito ed ho inserito il TIT3 considerato che vi era diversa covata a fuco.

Non si registra nessuna attività delle ceraiole. anche qui il diaframma era completamente presidiato da api ma non vi era nessun inizio di costruzione.

Regina Carina ( 2014 )

la famiglia stenta a riprendersi, finalmente ho registrato un incremento della covata.

venerdì 19 febbraio 2016

Prima visita completa 2016

Finalmente ho potuto riassaporare l'emozione di visitare, sfilando telaino dopo telaino, le mie tre famiglie in apiario. Ufficialmente è la prima visita completa del 2016, non potevo farmi scappare l'opportunità che il meteo mi ha offerto oggi 17 gradi, cielo terso, sole cocente e quasi assenza di vento.

Ricapitoliamo quando appreso durante la visita. Non ho documentato fotograficamente perché troppo preso dalla visita ho trascurato di scattare qualche foto.

Regina Carina: Non è marchiata ma al momento dell'acquisto mi hanno segnalato la regina come 2014.
è ancora viva!!!  Sembra una stupidaggine ma non sta attraversando un gran momento questa regina. Importazione regolare ma non come quella a cui mi aveva abituato fino al mese scorso. La covata è scarsa e sparsa. Poche api presidiano i telaini ( forse riuscirebbero a coprirne uno solo ) abbondanti scorte e abbondanti le bottinatrici. Ho ridotto l'ingresso ad un solo foro per evitare che vengano aggredite e saccheggiate portando la famiglia a morte certa. Incrociamo le dita. Docilissime!

Regina Arcibella:  non è marchiata ed è frutto della sciamatura artificiale del maggio 2015. 
Al momento le api sono disposte su 7 telaini completamente ricoperte d'api tanto da non riuscire a scorgere gli esagoni di cui sono composti i favi: semplicemente fantastico!!! Dei 7 telaini 4 erano di covata opercolata ed il resto scorte. Hanno rivestito anche il diaframma di cera che non ho potuto rimuovere in quanto la Sua Maestà la Regina Carina si aggirava alla ricerca di un posto dove covare: Instancabile!!
Ho inserito il telaino TIT3 Campero per iniziare il controllo della Varroa come anche lo stato di espansione della famiglia. Operazione confortata dalla presenza di celle da fuco su almeno due telaini. Docilissime!
ESPLOSIVA!!!!

Regina Noce: non è marchiata ed è frutto di una sciamatura del maggio 2015 quindi sicuramente del 2014.
AL momento le api sono disposte su 4 telaini completamente ricoperte d'api esattamente come la famiglia precedente. Hanno conservato l'aggressività che le contraddistingueva anche prima della sciamatura.
Dei 4 telaini 2 sono di covata opercolata ed anche fresca, cosa che mi ha rassicurato non avendo individuato la Sua Maestà. Mi riservo di inserire il TIT3 tra 7 giorni anche per sincronizzare le visite con le altre famiglie.

Le api bottinano preferendo la semicirconferenza della zona SUD-OVEST-NORD avendo come centro l'arnia. Trascurano la fioritura dell'alaterno preferendo la diplotaxis e il mandorlo. 
Prossima fioritura Asfodelo.


Prima "pinzatura" del 2016 a cura delle ancelle della Regina Noce.

lunedì 1 febbraio 2016

visita 1 febbraio 2016

La giornata di oggi ha visto la temperatura toccare i 18 gradi centigradi in ombra ed ho pensato di effettuare una visita in apiario per verificare le condizioni di salute delle mie famiglie

la famiglia della Regina Noce è a buon punto del suo sviluppo e la stimolazione derivata dal nutrimento inizia a dare i suoi risultati. Non ho estratto i telaini ma da un'analisi fatta dalla superficie si notano api disposte su 5 telaini. Importazione regolare e abbondante.

La famiglia della Regina Agostina si è estinta; al suo interno ho rinvenuto solo telai con qualche ape qui la sicuramente da saccheggio anche se latente. Ci sono scorte che tengo da parte per lo sviluppo dei futuri nuclei. Le cellette con polline risultano coperte da muffe.

La famiglia della Regina Carina procede bene nel suo sviluppo. Ho ritenuto opportuno iniziare il nutrimento stimolante per incrementare la covata. primo litro di sciroppo somministrato in data odierna; terminerò il ciclo tra 40 giorni esatti. La famiglia importa alla grande.

la famiglia della Regina Arcibella è sviluppata su 8 telaini e continua ad essere la punta di diamante del mio apiario. Grande importazione e sviluppo senza supporto da parte mia

Presenza di api sempre su rughetta e calendula mentre inizia l'assalto all'alaterno che viene abbontantemente bottinato.

Buon Volo

domenica 24 gennaio 2016

lunedì 18 gennaio 2016

a proposito di vitellogenina e della sua funzione

Determinante nella vita dell'ape e quindi dell'alveare è l'apporto di vitellogenina nell'alimentazione del nostro caro insetto durante tutte le fasi della sua vita.

Qui di seguito qualche info utile sulla vitellogenina che può aiutarci a meglio comprendere quanto accade all'interno della famiglia e prevedere e quindi rimediare ad alcuni guai che porterebbero alla estinzione della famiglia in questione.

Buon Volo

venerdì 11 dicembre 2015

Elementare Watson

Non occorre essere Sherlock Holmes per arrivare alle conclusioni a cui ci invita Francesco Mussi in un suo video e che spiega lo scetticismo generale degli apicoltori rispetto a tutto ciò che non è chimica.

Il veterano apicoltore spiega come è giunto a definire il famigerato Spazio Mussi e di come è stato invitato a parlarne ad Apimondia 2003 nella cerimonia di apertura il 23 agosto, evento a cui ha partecipato interamente a sue spese..
Racconta ancora Francesco Mussi che la sera del 24 agosto, quindi il giorno dopo, il gruppo dei ricercatori italiani, il cui soggiorno e viaggio era stato finanziato dalle varie università e istituti zootecnici e di zooprofilassi, si era riunito e deliberato che lo Spazio Mussi era si valido ma che non doveva funzionare.

A questo punto la domanda a Watson sorge spontanea: chi finanzia la ricerca italiana i falegnami costruttori di arnie oppure l'industria chimica e farmaceutica?

Potrà mai a questo punto essere definito come funzionante il Protocollo Pagliara visto che ne le api ne gli erboristi finanziano la ricerca?

Buon Volo

martedì 1 dicembre 2015

considerazione sul protocollo Pagliara

ripensavo questa mattina alla domanda che più ricorre quando condivido di aver somministrato l'alimento secondo il protocollo di Stanislao Pagliara. Di solito mi sento chiedere: "qual'è stata la caduta?"

Credo che la domanda a mio parere sia poco pertinente. Provo a spiegarmi.

Il protocollo prevede la somministrazione di un nutrimento ricco di sostanze fortificanti per le api e non la somministrazione di un farmaco, ragion per cui non si può parlare di reazione al farmaco con relativa caduta di Varroa ma al limite di stato generale di salute guardando le api nel loro insieme durante il periodo di somministrazione del nutrimento.

Se un medico prescrive una dieta per recuperare le forze e migliorare lo stato generale di salute non posso aspettarmi la scomparsa dei sintomi con la immediata guarigione cosi come mi aspetterei se mi fosse somministrato un farmaco.

Nel caso in cui fossi affetto da dissenteria sarei carente di flora intestinale interessata alla digestione. Per questo motivo integrerei attraverso dei fermenti lattici che aiutano il mio organismo a ristabilire la flora intestinale risolvendo la patologia attraverso la fortificazione del mio organismo a combattere la patologia senza intervenire con un farmaco che avrebbe eliminato il virus o il batterio che causa la dissenteria.

In diverse occasioni ho letto che il vero problema portato dalla Varroa non è l'acaro in se ma le patologie derivanti dal contagio che provoca la presenza del vettore Varroa. Questo potrebbe voler dire che se integro nell'alimentazione delle api alcune sostanze che ne fortificano le difese necessarie a sopportare l'agente infestante non ho un risultato in termini di caduta di acari ma di miglioramento di stato di salute dell'alveare.

Permetto pertanto che le patologie derivanti dall'infestazione da Varroa ( ad esempio ali deformi ) possano essere evitate perché la larva sopporterebbe meglio la sottrazione di emolinfa così come anche le api meglio sopporterebbero la presenza della Varroa senza ridurre la loro vita media del 50%

Non avendo conoscenze tecnico scientifiche in campo veterinario o nella biologia avrò sicuramente espresso alcune inesattezze ma spero che il messaggio che avevo intenzione di veicolare sia stato compreso.

Buon Volo

lunedì 30 novembre 2015

anche oggi rapida visita

Anche oggi, approfittando del clima mite che ha offre la giornata ( temperature tra i 16/18 gradi ), ho fatto il gocciolato secondo il protocollo di Stanislao Pagliara. Dalle intercapedini presenti tra un telaino e l'altro sono subito emerse numerosissime le api. 
E' una grande soddisfazione arrivare al 30 novembre e poter ancora ispezionare, anche se senza estrarre i telaini,e trovare le api non ancora in glomere.

Tutte e quattro le arnie sono risultate in buonissima salute. Secondo le previsioni meteo anche tra 7 giorni si ripeterà una giornata come quella odierna. Se ciò accadrà approfitterò per somministrare ancora questo nutrimento.

Ispezionando i fondi delle arnie ho potuto notare residui di sfarfallamento e caduta di varroa nella norma.

Api presenti sui fiori del nespolo, sui fiori della rughetta selvatica e sull'ancora persistente rosmarino.

Buon Volo

venerdì 27 novembre 2015

Ciclo riproduttivo della Varroa Desctructor

Varroa Destructor: CICLO VITALE

Di seguito lo schema del ciclo vitale della Varroa:
OPERAIA
GIORNI
FUCHI

1


2


3


4


5


6


7

Varroa feconda entra in cella
8


9
Varroa Feconda entra in cella

10


11

1° uovo Femminile
12

Uovo Maschile
13
1° uovo Femminile
2° uovo Femminile
14
Uovo Maschile

15
2° uovo Femminile

16
3° uovo Femminile
3° uovo femminile
17


18
4° uovo Femminile
Accoppiamento maschio con femmina nata dal 1° uovo
19
5° uovo Femminile
Varroa adulta nata dal 2° uovo ma rimasta vergine e quindi sterile
20
Accoppiamento Maschio con Femmine nate dal 1°
Cella Schiusa
21
Accoppiamento Maschio con Femmine nate dal  2° uovo
Escono dalla cella insieme all’ape la varroa madre, una femmine feconda e una femmina sterile
22


23


24
Schiusa

Dall’osservazione del schema possiamo capire che:
     ·      La varroa si riproduce solo all’interno delle celle di covata ; vi entra poche ore prima dell’opercolatura e      dispone di 13 giorni nella covata di operaia e di 15 giorni in quella da fuco per riprodursi;

      ·        Da una cella di operaia escono: ( il numero delle varroe si triplica )
a.       La varroa madre
b.      Una varroa figlia feconda
c.       Una varroa vergine e quindi sterile

      ·   Da una cella da fuco escono: ( il numero delle varroe si quadrupla )
a.       La varroa madre
b.      Una prima figlia feconda
c.       Una seconda figlia feconda
d.      Una varroa vergine e quindi sterile


Eliminando la covata maschile si evita almeno il quadruplicarsi dell’infestazione in ogni ciclo riproduttivo. Inoltre considerato che 8 varroe su 9 scelgono la covata da fuco per riprodursi si elimina circa il 90% delle varroe.

mercoledì 25 novembre 2015

Varroa destructor: descrizione malattia e possibili rimedi naturali

Premesso che ritengo tutte le sperimentazioni di Velapé interessanti, da farsi e da approfondirsi, sono convinto anch'io, come lui e come tutti gli altri sostenitori dell'apicoltura naturale, che il parassita Varroa destructor, abbia preso tale sopravvento sulle api sia perché ha a che fare con api fortemente stressate dalla produzione intensiva di miele che gli viene continuamente e totalmente sottratto dall'apicoltore e sia per l'effetto selettivo dei trattamenti acaricidi (siano essi eseguiti con prodotti di sintesi o meno), i quali, in realtà, a lungo termine, finiscono per favorire solo la resistenza e la specializzazione delle varroe.
Prima di dire quali possono essere i criteri più razionali ed anche più ecologici per il controllo della varroatosi, dico subito che essa è una malattia propagatasi in Italia dal 1981 (quando se ne registrò il primo caso) e che è ormai presente in qualunque alveare dati anche i motivi precedentemente menzionati: si tratta pertanto di una malattia che non si può eradicare e con la quale bisogna convivere puntando il più possibile a far sviluppare, da parte delle stesse api selezionate in tal senso, forme di difesa naturale (resistenza/tolleranza) e, contemporaneamente, riducendo lo stress da "produzione intensiva" da parte dell'apicoltore "esigente" nei confronti delle povere api, con l'adozione, invece, di una apicoltura bio-naturale mediante l'utilizzo di arnie e motodologie più "soft e adeguate" come l'arnia verticale "Perone" e/o l'arnia orizzontale "KTBH" (Kenya Top Bar Hive).

Prima di continuare col discorso ed affrontare, per così dire i rimedi dal mio punto di vista e che ritengo più giusti  per il controllo della Varroatosi (o Varroasi), passo prima a descrivere un po' la malattia, per comprendere meglio di cosa si tratta. 

L'acaro Varroa destructor non è un insetto ed appartiene alla classe degli Aracnidi, che è la stessa alla quale appartengono anche i ragni.
Gli individui dannosi risultano essere fondamentalmente le femmine che attaccano le api succhiandone l'emolinfa (azione sottrattiva) dopo averne lacerato il tegumento con delle minuscole lame dentate (azione meccanico-traumatica).
Tuttavia, contrariamente a quanto si possa pensare, il danno maggiore procurato alle api dalla varroa non è dato tanto dalla loro azione diretta, alla quale comunque ne consegue un forte indebilitamento dell'ape adulta con riduzione della crescita (dimensioni), delle capacità di lavoro, del tempo di vita (di circa il 50%) e della vitalità in generale, bensì dalle conseguenze cosiddette "indirette" a causa della trasmissione di malattie importanti quali batteriosi e virosi e che descrivo in seguito (vedi Azione patogena indiretta).


Fig. 1 - Varroa (femmina adulta vista dorsalmente e ventralmente)
Fig. 2 - Stadi di sviluppo di Varroa destructor (femmina)

Fig. 3 - Femmine adulte di Varroa destructor mentre parassitizzano una pupa di ape


Fig. 4 - Femmine adulte di Varroe destructor mentre parassitizzano api adulte

I maschi di Varroa, invece, sono più piccoli delle femmine (dimorfismo sessuale), circolari, biancastri e sono praticamente innocui perché non escono mai dalla cella di riproduzione dell'ape e vivono giusto il tempo per fecondare tutte le femmine mature (sorelle e figlie) della progenie di quell'adulto femmina che riesce ad insinuarsi nella cella di riproduzione prima dell'opercolatura; i maschi, dicevo, vivono per poco perché non sono in grado di nutrirsi dato che il loro apparato boccale, sprovvisto di organi per forare il tegumento dell'ape, ha una funzione essenzialmente riproduttiva.

Fig. 5 - Maschio di Varroa destructor

Fig. 6 - Varroa destructor in fase di accoppiamento

Detto questo va anche spiegato che esistono due fasi nel ciclo biologico di quest'acaro parassita:

  1. una fase detta "Foretica" (dal greco phòresis = il portare, trasporto) In cui la varroa si aggrappa alle api adulte nutrendosi della loro emolinfa e trasferendosi da un'ape operaia all'altra per semplice contatto;
  2. una fase detta "Riproduttiva" in cui la varroa si riproduce a spese della covata delle api: un giorno o due prima dell’opercolatura della covata, la varroa entra nella cella dove, ad opercolatura completata, avviene la sua riproduzione a spese della pupa di ape; da qui nascerà una progenie di varroe adulte (femmine) che usciranno dalla covata sul corpo dell'ape parassitizzata che sfarfalla. 

Durante la fervida stagione apistica queste due fasi coesistono, mentre da fine autunno per il periodo invernale la fase riproduttiva della covata è assente e pertanto esiste solo la fase foretica in cui le varroe sono costrette a svernare sul corpo delle operaie, proteggendosi tra le lamine ventrali dei segmenti dell’addome.

Fig. 7 . Svernamento della Varroa destructor

La maggior parte degli apicoltori approfittano di questo breve lasso di tempo per intervenire con la lotta all’acaro, che, trovandosi (per lo più) allo scoperto, non può sfuggire ai trattamenti, ma dico già fin da ora che, a mio modesto avviso, ciò è sbagliato per le ragioni che poi spiegherò in seguito, dopo avere mostrato più in dettaglio il Ciclo biologico della varroa.
Fig. 8 - Ciclo biologico della Varroa destructor (Fase foretica + Fase riproduttiva)

Ovviamente la varroa preferisce riprodursi nelle celle dei maschi (fuchi) rispetto a quelle delle operaie, perché il ciclo di riproduzione dei fuchi è più lungo e quindi consente loro di avere più tempo per riprodursi fino allo sfarfallamento dell'ape adulta.
La femmina di varroa adulta riproduttrice deve entrare nella celletta di riproduzione prima che venga chiusa dalle api (opercolatura) ed in genere vi entra circa 12 ore prima.
Una varroa può deporre un massimo di 6 uova ogni 30 ore per ciclo riproduttivo; dal primo uovo (aploide) nascerà l’unico maschio della covata mentre dalle successive uova (diploidi) nasceranno solo femmine. Il maschio diventa già sessualmente maturo quando la prima femmina della progenie diventa adulta accoppiandosi subito con essa. Successivamente, il maschio si accoppia con le altre femmine sorelle via via che maturano sessualmente. Le femmine così fecondate sono già in grado di dare inizio ad un nuovo ciclo riproduttivo dopo un periodo di maturazione di almeno 5 giorni. Alla fine l'ape diventata anch'essa adulta a fine metamorfosi, sfarfalla dalla celletta con addosso attaccate diverse femmine di varroa adulte che sono diventate tali a sue spese e pertanto siamo già di fronte ad un'ape adulta seriamente compromessa a livello di salute. Questo è anche il primo motivo che rende secondaria la lotta alla varroa in fase foretica e più urgente e necessaria invece la lotta all'acaro in fase riproduttiva! 

Meccanismi di difesa attiva delle api:
  • Apertura e rimozione delle celle parassitizzate
  • Spulciamento (grooming):
    • Self-grooming
    • Allo-grooming

Meccanismi di resistenza della Varroa:
  • Mimetismo fisico (allineamento peli con quelli dell’ape)
  • Mimetismo chimico (odore simile a quello dell’ape)

Azione patogena diretta (azione spoliatrice e traumatica)
  • morte della covata
  • riduzione dimensioni e peso dell’ape dal 7% al 25% (mini fuchi)
  • riduzione durata di vita fino al 50%
  • riduzione e disfunzioni ghiandolari

Azione patogena indiretta = trasmissione di:
  • Batteri (Pseudomonas apiseptica; P. aeruginosa; Serratia marcescens; Hafnia alvei) E’ stato, invece, accertato che la V. non è in grado di trasmettere la peste americana
  • Virus (DWV - virus delle ali deformate; APV – virus della paralisi acuta APV + DWV = forte accorciamento della vita dell’ape –collasso famiglie in inverno quando il rimpiazzo è scarso; CWV –cloudy wing virus; SPV – virus della paralisi lenta; CPV – virus della paralisi cronica) Sono la causa principale della mortalità
  • Funghi (Ascosphaera apis – responsabile della “covata calcificata”) Il ruolo della V. non è chiaro, ma in presenza di acari l’incidenza della patologia è doppia immunodepressione riduzione del glicogeno dei muscoli del volo

Fig. 9 - Ape con ali deformi a causa del virus DWV (virus delle ali deformate) trasmesso dalla Varroa destructor

Ora è possibile comprendere un'altra delle ragioni per cui, secondo me, è profondamente sbagliato combattere la Varroa durante la fase foretica: uccidendo le Varroe in fase foretica si interrompe quel meccanismo naturale di pressione selettiva esercitata dalla presenza del parassita e che rende possibile lo sviluppo di queste forme di resistenza da parte delle api parassitizzate: l'ape adulta non riesce a sviluppare bene quei comportamenti e quei meccanismi che in qualche modo contrastono la malattia mantenendola in limiti accettabili (tolleranza) tipo ad esempio l'attività di spulciamento e di pulizia detta più comunemente grooming.
La resistenza genetica alla malattia, che è poi il metodo di lotta più efficace in assoluto in quanto "naturale", punterebbe fondamentalmente alla selezione di famiglie di api, partendo dalla regina, in possesso delle seguenti caratteristiche:
  1. api che abbreviano il tempo di opercolatura delle cellette rendendo più difficile l'insediamento dell'adulto di Varroa;
  2. api capaci di individuare le celle infestate dalla Varroa e che provvedono alla apertura e rimozione delle pupe dalle celle parassitizzate;
  3. api che presentino una spiccata attività di spulciamento (grooming) sia per se stesse (Self-grooming) che tra di loro (Allo-grooming);
  4. api dotate dotate di una certa resistenza acquisita (immunità) alle principali virosi e batteriosi trasmesse dalla Varroa perché semplicemente sopravvissute ad esse.

Di conseguenza è più giusto ed auspicabile combattere la Varroa in fase riproduttiva, perchè, è proprio questo il momento in cui le api vengono fortemente indebolite dalla parassitizzazione dell'acaro che ne pregiudica fortemente il loro sviluppo durante le delicate fasi di metamorfosi: in definitiva un'ape adulta che nasce da una cella parassitizzata è già un'ape molto compromessa e pertanto è anche comprensibile che il trattamento in fase foretica non ne migliora più di tanto, in definitiva, il suo stato generale di salute!
Inoltre eseguendo i trattamenti contro la Varroasi in fase foretica, otteniamo, a lunga scadenza, esattamente l'effetto opposto inducendo e selezionando una resistenza nel parassita e ciò avviene quanto più il prodotto è efficace come per gli acaricidi di sintesi, ma avviene anche quando si usano semplicemente gli acidi organici (ossalico, formico, lattico e citrico): l'apicoltore crede di agire contro la malattia, ma in realtà, la sta favorendo ed è esattamente quello che accade anche nell'agricoltura convenzionale con la lotta chimica contro gli insetti dannosi e le erbacce!
Per ultimo bisogna anche considerare che i prodotti usati contro la varroa agiscono generalmente per contatto, ma abbiamo anche visto come in piena fase foretica di svernamento le Varroe riescono a rimpiattarsi tra le lamine ventrali dei segmenti dell’addome delle api riuscendo così ad evitare il contatto con queste sostanze.
Tutto ciò dimostra perché poi, il continuo e sistematico uso di questi prodotti rendono alquanto inefficace la lotta, con la produzione di un miele sempre più contaminato da queste sostanze.

LOTTA BIOLOGICA ALLA VARROATOSI
  • Praticare quanto più possibile una apicoltura bio-naturale da autoconsumo (cioé non finalizzata alla vendita del miele e quindi meno intensiva e meno esigente dal punto di vista produttivo), preferibilmente con arnie più confortevoli quali ad esempio l'arnia verticale "Perone" e/o l'arnia orizzontale "KTBH" (Kenya Top Bar Hive);
  • Uso del fondo con cassetto antivarroa associato magari all'uso di essenze naturali meno dannose quali ad esempio gli oli essenziali (canfora, eucaliptolo, mentolo, timolo) che sembrano avere solo un effetto di "stordimento" sulla varroa la quale tende così ad allentare la presa sull'ape e a precipitare nel cassetto antivarroa (caduta naturale); meglio ancora sarebbe, come suggeriva Velapè, collocare l'arnia in mezzo au un boschetto di menta, timo ed altre aromatiche simili e dall'effetto repellente per le Varroe  
  • Eliminazione della covata maschile. Con questo metodo si sfrutta lo spiccato tropismo della varroa (8 su 9) per la covata maschile essendo, come abbiamo visto, di periodo più lungo rispetto a quelle delle operaie. Occorre osservare i tre seguenti punti:

    1. Effettuare l’asportazione delle celle da fuco in modo tempestivo (marzo);
    2. Inserire i telaini da fuchi nelle immediate vicinanze del nido di covata per favorirne la rapida costituzione;
    3. Il favo deve essere ritagliato prima dello farfallamento dei fuchi, altrimenti si favorisce la moltiplicazione della Varroa e rimuovere il telaino da fuchi dopo l’ultimo ritaglio.

N.B.:allo scopo di ridurre la popolazione delle Varroe normalmente in un alveare si provvede a distruggere sistematicamente le covate dei fuchi, anche perché questi maschi, avendo la ligula corta e non essendo perciò in grado di bottinare non producono miele e anzi lo consumano perché devono essere nutriti dalle operaie, la qual cosa è considerata una perdita economica per l'apicoltore professionista. In realtà ci si sta sempre di più rendendo conto che i fuchi, oltre alla funzione riproduttiva nel fecondare la regina, hanno certamente altre funzioni nell'alveare relativamente ad esempio alla trofallassi (lo scambio del nettare da un insetto all'altro) collaborando così nell'allevamento delle larve. In un'ottica quindi di apicoltura bio-naturale sarebbe auspicabile rivalutare il ruolo di queste api maschio, permettendo anche a loro di vivere e compiere il loro ciclo biologico magari provvedendo a sanare le loro covate dalla infestazione di varroa tramite "termoterapia" (vedi oltre) piuttosto che distruggerle ed essendo disposti a sacrificare parte del miele prodotto per il loro sostentamento 
  • Telaino trappola: Telaino da nido senza armatura con 5 cm di foglio cereo nella parte superiore. Viene inserito alla ripresa primaverile in prossimità della zona di covata. Dopo 10/12 giorni si asporta la covata da fuco. L‘intervento termina quando all'interno della famiglia cessa l’allevamento dei maschi. Permette di eliminare fino al 75% delle varroe.
  • Telaino Campero (TIT3 - Telaino da nido Indicatore Trappola a 3 settori): É un telaino da nido diviso in tre settori verticali da due listarelle; dopo otto giorni si ritaglia la prima sezione di favo, dopo altri sette giorni si ritaglia la seconda porzione di favo che possiede già numerose celle di covata maschile. Alla terza settimana si taglia il terzo settore e così si entra nel ciclo di asportazione di covata maschile.
  • Spazio Mussi: sfrutta il fenomeno del grooming favorendolo; le api si staccano tra loro le varroe e le fanno cadere sul fondo dell’arnia (cassetto antivarroa). la distanza tra i due telaini laterali è normale e tra quelli al centro è maggiore, per un totale di 9 telaini nell’arnia. Da centro a centro di ciascun telaino intercorre la misura di 45 mm. 
    • Svantaggi dello spazio Mussi: 

      • formazione di ponti di cera tra telaino e telaino e tra telaino ed escludiregina;
      • la rottura di questi ponti comporta fuoriuscita di miele e reale pericolo di saccheggio per le famiglie più deboli;
      • i favi costruiti nelle arnie che adottano lo spazio Mussi non possono essere posti in altre arnie non modificate o nelle posizioni laterali delle arnie con spazio Mussi se non dopo aver asportato la cera eccedente con un coltello;
      • forti dubbi sull’efficacia del metodo.
  • Funghi entomopatogeni: è stato individuato dai ricercatori un fungo parassita delle varroe, il Metarhizium anisopliae che è un fungo cosmopolita, patogeno per più di 200 specie di insetti con assenza di patogenicità per le api. I relativi prodotti commerciali per ora realizzati si chiamano Bioblast® (USA) e Metaquino®(Brasile) ma non si trovano comunemente in commercio perché, evidentemente, esistono ancora vari problemi nell'efficacia di questo fungo, uno dei quali sembra essere la sua grande plasticità genetica, in seguito alla quale, già dopo un paio di generazioni sembra generare altri ceppi meno attivi nei confronti della varroa e perdendo così il suo forte potere parassitizzante...
  • Hirsutella thompsonii e spp.; Arthrobotrys oligospora; Verticillium leucanii; Beuveria bassiana etc.
  • Termoterapia (Ipertermia): I favi privati dalla api vengono posti in un cassone termico a 42-43 C° per 10-15 min almeno (qualcuno lo fa anche fino ad 1 h). Le varroe non sopravvivono a T° superiori a 40 C°. In questo modo si colpiscono solo le varroe in celle opercolate, per cui diventa secondario se non controproducente il trattamento sulle varroe in fase foretica. La temperatura deve essere controllabile molto bene con oscillazioni massime di +/- 1°C, per evitare danni alle larve e pupe delle api in metamorfosi che cominciano ad avvenire solo a temperature superiori ai 45°C.

Ho citato per ultimo il metodo della Termoterapia (da applicarsi in fase riproduttiva sulle covate una volta tolte le api adulte e in apposita camera termica) per evidenziarla dagli altri accorgimenti, in quanto lo ritengo, personalmente, il più importante di tutti per le ragioni che ho già spiegato: sono convinto che la Varroatosi si possa controllare bene adottando una nuova apicoltura bio-naturale più rispettosa della vita e del benessere delle api e adottando insieme tutti questi accorgimenti biologici, che alla fine dovrebbero anche farci evitare i trattamenti con gli acidi organici in fase foretica, che, come abbiamo visto, lasciano il tempo che trovano e ostacolano lo sviluppo di resistenza da parte delle api parassitizzate. Questo metodo (come anche descritto da uno dei suoi primi applicatori W. Engels dell'Instituto di zoologia dell'Università di Túbingen - Germania) non dovrebbe indurre sviluppo di resistenza nella varroa perché muoiono tutte senza alcun sopravvissuto. Data la sua efficacia si potrebbe essere tentati dall'usarlo sistematicamente ad ogni covata per eradicare la Varroatosi, ma ciò sarebbe ecologicamente sbagliato e praticamente impossibile: il metodo va adottato solo per il controllo della popolazione di Varroa in quei casi in cui le covate, una volta monitorate, risultano essere eccessivamente infestate; pertanto il metodo termico dell'ipertermia è ben applicato solo se serve a contenere la popolazione delle varroe, lasciando così che le api (nate a questo punto sane) siano in grado di sviluppare anche una loro resistenza naturale alla malattia in fase foretica contro le altre varroe che nel frattempo rimangono attive sugli adulti:<<In alternativa alla terapia chimica usuale, il metodo dell'ipertermia rappresenta il vantaggio di non lasciare alcun residuo; quindi i prodotti dell'alveare sono protetti da qualsiasi contaminazione. Inoltre non si ha il rischio di determinare una resistenza degli acari rispetto l'agente acaricida utilizzato, anche per la durata limitata dell'applicazione del calore che non potrà causare una pressione selettiva permanente. La procedura utilizzata presenta effetti negativi sulla colonia d'api di entità trascurabile. La mortalità della covata nei telaini trattati è stata inferiore al 5% (Engels, 1994). La durata in vita delle operaie (e dei fuchi) che sono nati dai telaini trattati con il calore non è stata per nulla influenzata. Le osservazioni hanno evidenziato che le operaie hanno percorso le tappe normali dell'evoluzione comportamentale caratteristiche delle loro età. Lo sviluppo delle colonie e le produzioni di miele fornite hanno dimostrato che l'ipertermia non ha prodotto alcun effetto negativo sulle api.(W. Engels Institut de zoologie Université de Túbingen - Germania) >> 

Con questa lunga e spero non noiosa descrizione della Varroatosi mi auguro di trovare altre persone che la pensino come me e che procedano in tal senso e spero soprattutto che, da questa mia esposizione, emerga il fatto che il fine ultimo non è produrre il miele, bensì di "arricchire di vita" il nostro orto godendo anche della presenza delle api (le quali ci ricompenseranno con parte del loro miele e dei loro altri prodotti E NON SOLO) e perché no anche dei loro parassiti della varroa, che hanno pieno diritto ad esistere quanto loro (e quanto noi), ma in equilibrio con loro (e noialtri), senza lasciare che certe condizioni di disequilibrio, causate generalmente dall'uomo, possano far loro prendere il sopravvento compromettendo definitivamente la vita della famiglia di api e di conseguenza anche la loro stessa vita: del resto, com'è facile intuire, in natura questo non potrebbe verificarsi perché sono proprio i parassiti, in quanto tali, ad avere a cuore la sopravvivenza della specie dei propri ospiti e questo sarebbe anche il senso di una eventuale teoria evoluzionistica della natura, semmai ce ne dovesse essere una, ma dobbiamo anche ammettere che le api soccombono evidentemente non certo a causa della Varroa destructor e degli altri parassiti, ma forse perché a questi, più di tutti, si ne è aggiunto un altro molto peggiore e temibile che si chiama "uomo", che quando agisce per i suoi standard di alti livelli produttivi si comporta inevitabilmente da dominatore/distruttore/regolatore ponendosi, erroneamente, al di fuori e al di sopra del contesto in cui vive (in particolare mi riferisco all' apicoltura così come viene intesa comunemente con i suoi livelli produttivi ed i suoi trattamenti chimici di difesa).
Bisogna comprendere fino in fondo che le api, prima ancora che servire a noi per la produzione del miele, della cera, della pappa reale, della propoli, dell'ape terapia da puntura, ecc., hanno un ruolo essenziale nell'ecosistema vegetale delle angiosperme in quanto, con la loro attività di bottinamento dei fiori, inconsapevolmente, provvedono anche a fecondarli, essendo i più importanti insetti "pronubi" (= che favoriscono le nozze) e donandoci così quella bellissima e numerosissima varietà di piante (e quindi di frutti) che noi tutti ben conosciamo.

Buon Volo